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Avviso di accertamento: cosa fare entro 60 giorni

Un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate o del Comune non va ignorato e non va pagato d'impulso. Hai un tempo preciso per decidere cosa fare: ecco come usarlo bene.

A cura degli avvocati tributaristi di Ricortax · Aggiornata a ottobre 2026 · Lettura 3 minuti

In breve

  • Il ricorso va notificato entro 60 giorni dalla notifica dell'avviso; dal 1° al 31 agosto i termini sono sospesi.
  • Le strade sono tre: pagare con sanzioni ridotte, chiedere l'accertamento con adesione oppure fare ricorso.
  • Prima di decidere vanno controllati notifica, termini, motivazione, contraddittorio e calcoli.

Che cos'è un avviso di accertamento

L'avviso di accertamento è l'atto con cui l'Agenzia delle Entrate, o un ente locale come il Comune, ti contesta imposte non dichiarate o dichiarate in misura inferiore al dovuto. Nell'avviso trovi l'imposta richiesta, le sanzioni e gli interessi.

Oggi l'avviso di accertamento è anche esecutivo: se non lo paghi e non lo impugni nei termini, le somme passano alla riscossione senza bisogno di una nuova cartella di pagamento. Per questo il tempo per reagire è così importante.

La data che conta è quella della notifica

I termini partono dal giorno in cui l'avviso ti è stato notificato: la consegna della PEC, il ritiro della raccomandata o la consegna da parte del messo notificatore. Se non ritiri la raccomandata, la notifica si considera comunque avvenuta dopo il periodo di giacenza previsto dalla legge.

Conserva sempre la busta, la ricevuta di ritorno o la PEC con i suoi allegati: servono a calcolare i termini e a verificare se la notifica è regolare.

Quanto tempo hai: 60 giorni

Il ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria va notificato all'ente entro 60 giorni dalla notifica dell'avviso. Alcune regole possono allungare questo termine:

  • Sospensione feriale: dal 1° al 31 agosto i termini non corrono.
  • Accertamento con adesione: se presenti l'istanza, il termine per il ricorso resta sospeso. Per gli avvisi non preceduti dallo schema d'atto la sospensione è di 90 giorni; negli altri casi è più breve.
  • Se l'ultimo giorno cade di sabato o in un giorno festivo, la scadenza slitta al primo giorno lavorativo successivo.

Puoi fare un primo calcolo con il calcolatore della scadenza nella pagina principale, ma la verifica esatta va fatta sul tuo atto.

Le tre strade possibili

1. Pagare

Se l'avviso è corretto, puoi pagare entro il termine per il ricorso rinunciando a impugnarlo. In questo caso le sanzioni sono ridotte e, se le somme sono elevate, è possibile pagare a rate.

2. Accertamento con adesione

È un confronto con l'Ufficio per arrivare a un accordo: di solito l'imposta si riduce e le sanzioni scendono a un terzo del minimo previsto. Conviene quando la pretesa è in parte fondata o quando le prove a tuo favore sono deboli. Ne parliamo nella guida Accertamento con adesione: conviene davvero?

3. Ricorso

Se l'avviso ha vizi o la pretesa è infondata, il ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria può annullarlo in tutto o in parte. Come si svolge il giudizio lo spieghiamo nella guida Ricorso tributario: come funziona.

Cosa controllare nell'avviso

  • La notifica: chi l'ha fatta, a quale indirizzo, con quali modalità.
  • I termini di decadenza: di regola l'Agenzia delle Entrate può notificare l'avviso entro il 31 dicembre del quinto anno successivo alla dichiarazione, o del settimo se la dichiarazione è stata omessa. Un avviso tardivo è nullo.
  • Il contraddittorio preventivo: per molti avvisi l'Ufficio deve prima inviarti uno schema d'atto e lasciarti almeno 60 giorni per presentare osservazioni. Se questo passaggio obbligatorio manca, l'avviso può essere annullato.
  • La motivazione: l'avviso deve spiegare in modo chiaro i fatti, le prove e il ragionamento che portano alla maggiore imposta.
  • Le prove e i calcoli: presunzioni, indagini bancarie, ricostruzioni dei ricavi e conteggi di sanzioni e interessi vanno verificati uno per uno.

Cosa fare subito

  1. Segna la data di notifica e calcola la scadenza.
  2. Non pagare d'impulso e non lasciar passare i giorni: anche l'adesione ha i suoi tempi.
  3. Raccogli i documenti che riguardano l'anno contestato: dichiarazioni, fatture, estratti conto, contratti.
  4. Fai esaminare l'atto da un avvocato tributarista, che ti indicherà la strada più conveniente per il tuo caso.

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Inviaci l'atto: i nostri avvocati tributaristi lo esaminano e scelgono con te la soluzione migliore.

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Le informazioni di questa guida hanno carattere generale e sono aggiornate alla data indicata. Non sostituiscono una consulenza sul caso concreto: termini e regole possono variare in base al tipo di atto e all'ente.